1 — Rosanna, la sua vita e la sua storia
Rosa Latorraca, per tutti Rosanna, è stata una donna capace di attraversare la vita con dolcezza, riservatezza e una naturale attenzione verso gli altri.
Non amava apparire. Preferiva esserci.
C’era per chi aveva bisogno di essere curato, per chi cercava conforto, per le persone fragili, per i bambini, per i volontari ai quali trasmetteva le proprie conoscenze e per le popolazioni incontrate durante le missioni umanitarie.
Il suo modo di aiutare non aveva bisogno di parole solenni. Viveva nei gesti, nella disponibilità, nell’ascolto e in quel sorriso luminoso che sapeva restituire serenità anche nei momenti più difficili.
Rosanna ha lasciato questa vita troppo presto, ma il bene che ha donato non si è interrotto. Continua nelle persone che l’hanno conosciuta, nelle vite che ha aiutato e nella Fondazione nata per portare avanti la sua missione.
Il suo amore continua a prendersi cura di chi ha bisogno.
Rosanna nasce il 5 luglio 1976 a Moliterno, nella splendida Val d’Agri in Basilicata.
È in questo paese, tra gli affetti familiari, le strade della sua giovinezza e i valori semplici e profondi della sua terra, che comincia a formarsi la donna che sarebbe diventata.
Moliterno rappresenterà sempre una parte essenziale della sua identità: il luogo delle radici, dei primi legami e dei ricordi ai quali continuò a sentirsi profondamente unita anche quando la vita la condusse altrove.
Fin da giovane dimostrò una particolare sensibilità verso le persone in difficoltà. Non si limitava a provare compassione: sentiva il bisogno concreto di rendersi utile, di esserci e di mettere le proprie capacità al servizio degli altri.
Il suo percorso nel volontariato comincia nella Pubblica Assistenza di Moliterno OdV.
Tra le ambulanze, i servizi di emergenza e l’incontro con persone che vivevano momenti di paura e sofferenza, Rosanna comprende che prendersi cura degli altri non sarebbe stato soltanto un impegno occasionale, ma una parte fondamentale della propria vita.
Il volontariato le insegna il valore della presenza, della preparazione e della responsabilità. Dietro ogni richiesta di aiuto vedeva innanzitutto una persona: qualcuno da ascoltare, rassicurare e accompagnare con rispetto.
Quell’esperienza giovanile contribuì a orientare anche la sua scelta professionale. Rosanna decise di trasformare la naturale predisposizione alla cura in una competenza autentica, scegliendo di diventare infermiera.
Rosanna affrontò con determinazione il percorso di studi e di formazione necessario per esercitare la professione infermieristica, laureandosi con il massimo dei voti.
Vinto il concorso pubblico, dal 2001 si trasferì da sola a Roma lavorando in importanti strutture sanitarie della Capitale, tra le quali l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Policlinico Umberto I, l’Ospedale Sant’Andrea e l’Ospedale San Giovanni Addolorata, dove prestò servizio nel reparto di Cardiologia e negli ultimi anni della sua vita nella U.O. Ortopedia e Traumatologia. Durante tutto il suo percorso lavorativo è stata sempre molto stimata professionalmente e umanamente, sia dai colleghi, dalle varie Caposala, Dirigenti e pazienti.
Essere infermiera, per lei, non significava soltanto svolgere una professione. Significava entrare con delicatezza nella fragilità delle persone, rispettarne la dignità e restare accanto a chi attraversava uno dei momenti più difficili della propria vita.
Alla preparazione professionale univa una qualità che nessun percorso di studi può insegnare completamente: la capacità di prendersi cura della persona, non soltanto della sua malattia.
Era attenta, scrupolosa e responsabile, ma anche profondamente umana. Sapeva che, accanto a ogni cura, possono essere importanti una parola detta con dolcezza, una mano stretta al momento giusto e la certezza di non essere lasciati soli.
Anche dopo essere diventata infermiera, Rosanna non abbandonò il volontariato.
Nel 2018 entra a far parte del Raggruppamento Operativo Emergenze Protezione Civile, il ROE, continuando a mettere gratuitamente a disposizione tempo, energie e competenze, partecipando alle attività di soccorso e diventando formatrice.
Nel 2020 diventa anche tecnica istruttrice dell’Istituto Nazionale Superiore Formazione Operativa, svolgendo l’attività di formazione per Comuni italiani ed enti vari.
Con serietà e generosità contribuì alla preparazione di volontari e operatori, trasmettendo non soltanto conoscenze tecniche, ma anche il senso più profondo del servizio.
Per Rosanna, infatti, essere preparati significava poter proteggere meglio la vita degli altri. Ogni insegnamento, ogni esercitazione e ogni ora dedicata alla formazione potevano trasformarsi, un giorno, in un intervento più sicuro e in un aiuto offerto con maggiore consapevolezza.
Non cercava riconoscimenti. Le bastava sapere che ciò che aveva insegnato sarebbe servito a qualcuno per aiutare un’altra persona.
La sua vocazione alla cura superò i confini della quotidianità e la condusse nei luoghi segnati dalla guerra e dalle emergenze umanitarie.
Rosanna partecipò alle missioni in favore della popolazione ucraina, portando assistenza, competenza sanitaria e vicinanza umana a chi era costretto a vivere sotto i bombardamenti, nella paura e nella precarietà.
Nel 2022 fu presente nell’area di Przemyśl, in Polonia, divenuta uno dei principali luoghi di accoglienza per le persone in fuga dall’Ucraina, partecipando con il ROE alla prima missione umanitaria italiana partita in favore del popolo ucraino — in maggioranza donne e bambini — nei giorni immediatamente successivi al 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio della guerra.
Successivamente, in altre missioni sempre con il ROE, raggiunse anche territori più vicini alle zone di guerra, tra Odessa, Beryslav e la regione di Kherson.
In quei luoghi incontrò famiglie separate dalla guerra, anziani, persone malate e bambini ai quali la guerra aveva sottratto sicurezza e serenità. Portò ciò che poteva: aiuto, assistenza, esperienza e soprattutto la certezza che qualcuno avesse scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Nel maggio 2025 partecipò alla sua ultima missione umanitaria in Ucraina.
Quelle esperienze rappresentano una delle testimonianze più autentiche del suo modo di essere: andare incontro alla sofferenza, anche quando si trova lontano, anche quando raggiungerla richiede coraggio.
Rosanna non era soltanto l’infermiera, la volontaria o la formatrice. Era una donna luminosa, delicata e profondamente sensibile.
Amava con tutta sé stessa. Sapeva gioire delle cose semplici, custodire gli affetti e trasformare i luoghi condivisi in spazi dell’anima.
Roma divenne la città della sua vita professionale e del suo amore. Moliterno rimase la terra delle radici. Ruscio, nella montagna umbra, fu un luogo di raccoglimento e autenticità. Entrèves, la Val Ferret e la Val Veny, ai piedi del Monte Bianco, rappresentarono la bellezza, la pace e la meraviglia della natura che tanto amava: luoghi che, se il tempo e il destino lo avessero permesso, sarebbero diventati anche la dimora di vita e di lavoro tanto sognata e desiderata insieme alla sua dolce metà, suo marito Gianni.
Accanto a Gianni, suo marito e compagno di vita, Rosanna costruì un legame profondo, fatto di quotidianità, viaggi, progetti, complicità e dedizione reciproca.
La loro non è stata soltanto una storia d’amore, ma una vera comunione di vita. Erano l’uno per l’altra casa, rifugio e certezza.
Rosanna era per Gianni il suo «fiorellino»: luminosa, piena di colori, preziosa e delicata. Come un fiore raro, poteva appassirsi per la stanchezza o per un dispiacere, ma spesso bastavano una battuta, un sorriso o un gesto d’amore per vederla tornare subito rigogliosa e splendente.
Tra loro ricorrevano parole semplici e immense:
«Sei la mia vita.»
«Sempre insieme.»
«Ti amo tanto, tanto, tanto.»
Parole che oggi continuano a custodire una promessa più forte dell’assenza.
Rosanna era un’infermiera attenta e scrupolosa, e su di sé applicava una prevenzione che non lasciava dubbi o lacune. Si sottoponeva periodicamente a esami di routine e accertamenti diagnostici. Godeva di ottima salute, anche perché aveva sempre condotto una vita senza eccessi: non aveva mai fumato, mai abusato di alcol, mai essere stata a contatto con sostanze cancerogene o nocive. Seguiva inoltre uno stile alimentare molto salutare e naturale, in cui predominavano prodotti genuini e a chilometro zero.
Nel 2025 Rosanna si trovò ad affrontare la prova più dolorosa della propria vita.
Una malattia oncologica aggressiva, una forma di cancro occulta e molto rara che, quando si lascia intravedere dagli strumenti diagnostici oggi a disposizione della medicina, è già in fase avanzata, cambiò improvvisamente il corso dei suoi giorni. Dopo una vita trascorsa a prendersi cura degli altri, Rosanna divenne a sua volta una persona bisognosa di cure, protezione e vicinanza.
Affrontò esami, ricoveri e terapie sostenuta dall’amore e dalla costante, instancabile presenza di Gianni, che le rimase accanto in ogni momento, condividendone la paura, la speranza e la sofferenza.
Anche durante la malattia conservò la propria sensibilità, la riservatezza e il legame profondo con le persone amate. La sofferenza non cancellò la donna che era stata e non riuscì a togliere valore a tutto ciò che aveva costruito e donato.
Rosanna morì il 20 novembre 2025, a Spoleto, a soli quarantanove anni.
Raccontare la sua malattia non significa identificare Rosanna con il dolore dell’ultimo periodo. La sua vita è infinitamente più grande della prova che ha dovuto attraversare.
Questa parte della sua storia richiama però tutti a una responsabilità: promuovere la prevenzione, favorire una diagnosi tempestiva, sostenere la ricerca e non lasciare sole le persone colpite da una malattia, né le famiglie che se ne prendono cura.
Anche da questa ferita nasce uno degli impegni della Fondazione: trasformare il dolore vissuto in attenzione, consapevolezza e protezione per altre vite.
Nell’ultimo tratto della sua vita Rosanna affidò a Gianni parole destinate a non spegnersi:
«Sempre insieme!! Sei la mia vita!!»
Non sono soltanto le ultime parole di una storia d’amore. Sono la sintesi di un legame che la morte non può cancellare e di una promessa che continua a vivere attraverso tutto ciò che oggi viene realizzato nel suo nome.
Rosanna aveva ancora desideri, progetti e viaggi da compiere. Aveva ancora amore da donare e persone da aiutare.
La sua partenza ha lasciato un vuoto immenso, ma non ha consegnato la sua vita all’oblio. Il ricordo di Rosanna non rimane fermo nel passato: agisce nel presente e guarda al futuro.
Dalla vita di Rosanna e dall’amore che ha lasciato nasce la Fondazione Rosanna for Children.
La Fondazione custodisce il suo nome, ma soprattutto raccoglie il suo esempio. Vuole continuare a essere presente dove esistono fragilità, bisogno, malattia, povertà, guerra, solitudine o abbandono.
I bambini occupano un posto speciale nella sua missione, ma l’impegno si estende anche alle famiglie e a tutte le persone che attraversano condizioni di grave difficoltà.
Ogni progetto realizzato, ogni aiuto consegnato, ogni bambino protetto e ogni persona sostenuta rappresenteranno un nuovo frammento del bene che Rosanna aveva cominciato a seminare durante la propria vita.
Rosanna non sarà ricordata soltanto attraverso parole, fotografie o cerimonie.
Sarà ricordata attraverso le azioni.
Nel sorriso di un bambino aiutato.
Nella dignità restituita a una persona fragile.
Nella vicinanza offerta a una famiglia.
In una cura resa possibile.
In un aiuto portato dove gli altri vedono soltanto distanza e difficoltà.
Il suo cuore non si è fermato.
Continua nelle persone che l’hanno amata.
Continua nei valori che ha trasmesso.
Continua nelle vite che verranno raggiunte nel suo nome.
Rosanna continuerà a vivere nel bene che faremo insieme.