7 — Iniziative in sua memoria
Luoghi, gesti e opere realizzati nel nome di Rosanna. Tocca una voce per aprirne il racconto, le fotografie e i video.
Biblioteca Comunale – 5 luglio 2026
Dopo la presentazione del 20 giugno 2026 nella Sala del Carroccio in Campidoglio, a Roma, è sembrato naturale e doveroso portare il libro “Per Rosanna” anche a Moliterno.
Moliterno è il paese nel quale Rosanna è nata, è cresciuta e ha iniziato, ancora giovanissima, il proprio cammino nel volontariato. È la terra delle sue radici, degli affetti più antichi e il luogo nel quale oggi riposa in pace.
Presentare qui il libro significava riportare la sua storia a casa.
La data scelta, il 5 luglio 2026, ha reso l’incontro ancora più profondo: proprio quel giorno Rosanna avrebbe compiuto cinquant’anni.
La Biblioteca Comunale di Moliterno ha accolto la presentazione del libro davanti a una partecipazione straordinaria e profondamente commovente.
La presenza di tante persone ha testimoniato quanto Rosanna fosse ancora viva nel cuore della sua comunità.
Familiari, amici, volontari, rappresentanti delle istituzioni e cittadini hanno voluto essere presenti non soltanto per conoscere il libro, ma per condividere il ricordo di una donna che aveva lasciato un segno autentico attraverso la dolcezza, la professione infermieristica, il volontariato e l’aiuto rivolto alle persone più fragili.
Ogni presenza rappresentava una storia, un incontro, un ricordo o un gesto ricevuto da Rosanna.
La Biblioteca è diventata così un luogo di memoria viva, nel quale il dolore per la sua assenza si è unito alla gratitudine per ciò che aveva donato.
Il 5 luglio, nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, le parole scritte per Rosanna sono tornate nel luogo dal quale la sua storia aveva avuto inizio.
La partecipazione della comunità è stata immensa.
L’affetto delle persone, il silenzio durante i momenti più intensi, le emozioni condivise e la vicinanza dimostrata a Gianni hanno trasformato la presentazione in qualcosa di più grande di un semplice appuntamento culturale.
È stato un abbraccio collettivo rivolto a Rosanna.
Molte persone avevano conosciuto la ragazza impegnata nella Pubblica Assistenza Moliterno. Altre ricordavano la donna diventata infermiera, la volontaria, la formatrice e l’operatrice umanitaria. Tutte hanno ritrovato nelle pagine del libro la sua umanità, la riservatezza e la capacità di prendersi cura degli altri.
La comunità ha dimostrato che Rosanna non appartiene soltanto al ricordo privato della famiglia, ma anche alla memoria condivisa di un paese che continua a riconoscerla come una delle proprie figlie.
Gli interventi che hanno accompagnato la presentazione sono stati tutti di altissimo livello umano, istituzionale e morale.
Sono intervenuti:
L’incontro è stato moderato da Domenico Ciancio, che ha accompagnato e coordinato i diversi momenti della presentazione con sensibilità e attenzione.
Ogni intervento ha offerto uno sguardo particolare sulla vita di Rosanna, sul valore del volontariato, sulla forza dell’amore e sulla responsabilità di trasformare la memoria in un impegno concreto verso gli altri.
Le parole pronunciate non sono state semplici testimonianze formali. Hanno restituito il significato più profondo della vita di Rosanna e del progetto nato nel suo nome.
Nel corso dell’incontro, Gianni ha raccontato la nascita del libro e il bisogno dal quale sono nate le sue pagine.
“Per Rosanna” non è stato scritto per considerare conclusa una storia, ma per continuare un dialogo interrotto soltanto nella sua dimensione terrena.
Attraverso il libro, Gianni ha voluto custodire la vita condivisa, i viaggi, i progetti, la malattia, il dolore dell’assenza e soprattutto l’amore che continua a unirli.
Presentarlo a Moliterno ha significato consegnare questa storia alla comunità che aveva visto nascere e crescere Rosanna.
È stato anche un modo per ringraziare le persone che le avevano voluto bene e per raccontare come dal dolore siano nati la Fondazione, le iniziative solidali e la volontà di continuare ad aiutare chi ha bisogno.
“Per Rosanna” non racconta soltanto ciò che è stato. Racconta un amore che continua a trasformarsi in presenza e solidarietà.
Il 5 luglio avrebbe dovuto essere il giorno del cinquantesimo compleanno di Rosanna.
L’assenza ha reso quella data dolorosa, ma la partecipazione della comunità ha permesso di trasformarla in una giornata di amore, riconoscenza e condivisione.
Il libro, la targa presso la Pubblica Assistenza, la donazione dei presidi sanitari e tutti i momenti vissuti durante la giornata hanno composto un unico messaggio:
Rosanna non è stata dimenticata.
La sua vita continua a parlare attraverso le persone che l’hanno conosciuta, le opere realizzate nel suo nome e l’aiuto che raggiungerà nuove persone attraverso la Fondazione.
La presentazione nella Biblioteca Comunale non ha rappresentato un punto di arrivo.
È stata una nuova tappa del cammino del libro e della missione dedicata a Rosanna.
Da Moliterno, la sua storia continuerà a raggiungere scuole, biblioteche, associazioni, istituzioni e comunità. Ogni nuova presentazione sarà un’occasione per parlare di amore, volontariato, prevenzione, cura, missioni umanitarie e attenzione verso le persone fragili.
Il libro continuerà a viaggiare perché continui a viaggiare anche il bene seminato da Rosanna.
A Roma la sua storia è entrata in un luogo delle istituzioni.
A Moliterno è tornata nella sua casa, tra la sua gente e le sue radici.
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Presentazione del libro a Roma, il 20 giugno 2026
Il libro «Per Rosanna» è stato presentato in Campidoglio il 20 giugno 2026. Le fotografie inviate da Gianni Marchegiani raccontano l’incontro, gli interventi e la partecipazione del pubblico.
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Chiesa di Santa Margherita di Antiochia – Entrèves
Ai piedi del Monte Bianco, nella Chiesa di Santa Margherita di Antiochia a Entrèves, sono stati donati due candelabri elettrici in memoria di Rosa Latorraca, per tutti Rosanna.
La donazione nasce dall’amore di suo marito Gianni e dal desiderio di lasciare un segno permanente in uno dei luoghi che Rosanna amava più profondamente. Entrando in Chiesa, con i candelabri posti ai due lati, fra i banchi e l’Altare, si percepisce forte come i due candelabri sembrano abbracciare la Comunità raccolta in preghiera.
Entrèves, la Val Ferret, la Val Veny e il Monte Bianco non rappresentavano per Lei soltanto mete di viaggio. Erano luoghi del cuore, nei quali ritrovava serenità, bellezza e raccoglimento. Qui Rosanna e Gianni hanno condiviso momenti felici, passeggiate, silenzi e giorni preziosi della loro vita insieme.
Qui stavano preparando il loro sogno di vita, potersi trasferire e lavorare in queste Valli, entrambi, Gianni e Rosanna avevano iniziato tutte le attività propedeutiche per poter vivere ad Entrèves, prima che la malattia interrompesse ogni progetto.
Per questo la piccola Chiesa di Santa Margherita di Antiochia è diventata il luogo naturale nel quale custodire un segno della sua presenza.
I due candelabri accolgono complessivamente ventotto candele elettriche cadauno.
Ogni luce accesa rappresenta una preghiera, un pensiero, una speranza o il ricordo di una persona amata. Chi entra nella chiesa può fermarsi, raccogliersi e affidare a quella piccola fiamma ciò che porta nel cuore.
Le luci non sono dedicate soltanto alla memoria di Rosanna. Attraverso questo dono continueranno ad accompagnare le preghiere di tutte le persone che visiteranno la chiesa, offrendo loro un momento di conforto e di vicinanza spirituale.
È proprio in questo significato condiviso che la donazione diventa pienamente fedele al modo di essere di Rosanna: un gesto nato per lei, ma messo a disposizione di tutti.
Una luce accesa nel suo nome diventa luce per chiunque abbia bisogno di speranza.
I candelabri sono stati donati alla Chiesa di Santa Margherita di Antiochia affinché restino nel tempo al servizio della comunità, dei fedeli e dei tanti visitatori che ogni anno raggiungono Entrèves e il territorio del Monte Bianco.
Rosanna aveva dedicato la propria vita alla cura e all’aiuto degli altri. Anche questo dono continua idealmente la sua missione: accogliere chi entra, accompagnare una preghiera e offrire un piccolo segno di consolazione.
Nel silenzio della chiesa, ogni nuova luce accesa rinnoverà un gesto di amore e solidarietà.
La presenza dei candelabri sotto il Monte Bianco unisce fede, memoria e vita condivisa.
Le montagne che Rosanna contemplava, la chiesa nella quale trovava raccoglimento e le luci che oggi accompagnano le preghiere formano un legame destinato a durare.
Non è soltanto un’opera commemorativa. È una presenza discreta, simile a quella di Rosanna: silenziosa, delicata e capace di donare qualcosa agli altri senza chiedere nulla in cambio.
Finché una di queste luci verrà accesa, il nome di Rosanna continuerà ad accompagnare una preghiera.
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Un ringraziamento nato dall’amore e dall’esperienza vissuta
La donazione di tre poltrone letto all’Hospice di Spoleto nasce innanzitutto da un sentimento di profonda riconoscenza.
Nell’ultimo periodo della sua vita, Rosanna è stata accolta in questa struttura e accompagnata da medici, infermieri e operatori con professionalità, rispetto e grande umanità.
In giorni segnati dalla sofferenza e dalla fragilità, Rosanna non è stata considerata soltanto una paziente. È stata accolta come persona, circondata da attenzione e trattata con quella delicatezza che ogni essere umano dovrebbe ricevere nel momento in cui ha maggiormente bisogno di cura.
Per Gianni, suo marito, che ha vissuto a fianco a Rosanna nell’Hospice per oltre 50 giorni, gli ultimi delle vita di Rosanna, questa donazione rappresenta un modo concreto per ringraziare tutte le persone dell’Hospice che si sono prese cura di lei con competenza e amore.
Ma il significato del dono è ancora più profondo.
La scelta di donare proprio delle poltrone letto non è casuale.
Nasce da un’esperienza vissuta personalmente durante la permanenza di Rosanna nell’Hospice.
Quando riusciva a sedersi sul letto per mangiare, Rosanna utilizzava una di queste poltrone. Quel sostegno le permetteva di assumere una posizione più comoda, affrontando con minore fatica un gesto semplice e quotidiano come consumare un pasto.
In quei momenti, la poltrona non era soltanto un ausilio.
Era uno strumento capace di offrirle sollievo, sostegno e un poco di autonomia. Aiutava Rosanna a vivere con maggiore dignità una delle tante piccole azioni che la malattia aveva reso difficili.
Gianni ha visto personalmente quanto quell’oggetto potesse essere utile e importante. Da qui è nata la volontà di donarne altri, affinché anche nuove persone accolte nell’Hospice possano ricevere lo stesso aiuto.
Ciò che ha dato sollievo a Rosanna potrà ora offrire conforto ad altri pazienti.
Questa iniziativa non è soltanto un gesto commemorativo.
È una donazione nata dalla vita reale, dall’osservazione quotidiana dei bisogni di una persona malata e dalla consapevolezza che anche un ausilio apparentemente semplice può migliorare concretamente una giornata difficile.
La sofferenza vissuta accanto a Rosanna si trasforma così in attenzione verso chi attraverserà la stessa fragilità.
Le tre poltrone letto resteranno a disposizione dell’Hospice e dei suoi pazienti. Ogni volta che saranno utilizzate, aiuteranno una persona a sedersi più comodamente, a mangiare con minore difficoltà o a trascorrere qualche momento in una posizione più confortevole.
In questo modo, un’esperienza dolorosa diventa conoscenza e la conoscenza diventa aiuto.
Le poltrone portano la dedica:
“In memoria di Rosa Latorraca – Rosanna.”
Il suo nome accompagnerà un gesto quotidiano di cura, proprio nel luogo che si è preso cura di lei.
Rosanna ha dedicato la propria vita professionale all’assistenza delle persone malate. Come infermiera conosceva il valore delle cure sanitarie, ma anche l’importanza del conforto, dell’ascolto e dei piccoli accorgimenti capaci di tutelare la dignità del paziente.
Questa donazione continua idealmente la sua missione.
Dopo avere aiutato tante persone durante la vita, Rosanna continuerà ora a offrire sollievo anche attraverso questi strumenti donati nel suo nome.
La donazione vuole esprimere un ringraziamento sincero a tutta l’équipe dell’Hospice di Spoleto.
Grazie a chi ha assistito Rosanna con competenza.
Grazie a chi le ha rivolto una parola gentile.
Grazie a chi ha rispettato la sua fragilità.
Grazie a chi ha accompagnato Lei e Gianni nei momenti più difficili, offrendo non soltanto prestazioni sanitarie, ma presenza, ascolto e umanità.
Nessun dono può cancellare il dolore di quei giorni. Può però restituire una parte del bene ricevuto e permettere che quell’attenzione continui a raggiungere altri pazienti e altre famiglie.
Non è soltanto un ringraziamento per ciò che l’Hospice ha fatto per Rosanna. È il desiderio che il sollievo ricevuto da lei possa essere donato, ancora e ancora, ad altre persone.
Ricordare Rosanna attraverso questa donazione significa scegliere una memoria utile, concreta e profondamente umana.
Le poltrone non saranno semplicemente oggetti collocati all’interno di una struttura. Saranno strumenti di sostegno per persone fragili e, allo stesso tempo, il segno discreto di una donna che aveva fatto della cura la propria professione e la propria vocazione.
Ogni paziente che vi troverà un poco di sollievo renderà vivo il significato di questo dono.
Ogni gesto di cura compiuto attraverso di esse continuerà a parlare di Rosanna.
Perché il bene ricevuto non si conserva soltanto nel cuore: si restituisce agli altri.
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Cappellina della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù – Feltre
Alla Cappellina della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Feltre è stato donato un ostensorio in memoria di Rosa Latorraca, per tutti Rosanna.
Non si tratta soltanto di un oggetto sacro offerto alla comunità, ma del segno visibile di un legame profondo: quello tra Rosanna, Gianni e una terra che ha custodito anni di formazione, amicizie, momenti felici, gesti di solidarietà e preghiere colme di speranza.
L’ostensorio, utilizzato per esporre l’Eucaristia durante l’adorazione, rimarrà nella Cappellina come presenza permanente. Ogni volta che verrà utilizzato, accompagnerà la preghiera dei fedeli e rinnoverà silenziosamente il ricordo di Rosanna.
Il legame di Rosanna con Feltre nasce molti anni fa.
Nasce dal tempo della formazione, dalle persone incontrate e dai rapporti umani costruiti lungo il cammino. Ma nasce soprattutto da ricordi felici.
Su queste strade e tra queste montagne, Rosanna ha vissuto momenti di autentica spensieratezza, circondata dall’affetto dei colleghi, dei parenti e degli amici di sempre.
Gianni custodisce ancora nel cuore l’eco delle loro risate, la bellezza delle gite vissute insieme e la leggerezza di giorni nei quali il futuro sembrava una prateria infinita da percorrere.
Feltre non rappresenta quindi soltanto un luogo geografico. È una parte della loro storia, un territorio nel quale la vita ha lasciato ricordi luminosi e legami capaci di resistere al tempo e alla distanza.
Nel gennaio del 2025, pochi mesi prima che la malattia si manifestasse, Rosanna era nuovamente a Feltre.
Era lì per insegnare.
Chi l’ha conosciuta sa con quanta dedizione vivesse la professione di infermiera e la propria missione di formatrice. Trasmettere conoscenze sanitarie e preparare altre persone ad affrontare un’emergenza significava, per lei, moltiplicare la possibilità di proteggere e salvare vite.
Proprio nella Caserma degli Alpini di Feltre tenne una delle sue ultime lezioni in materia di soccorso sanitario e primo soccorso.
Con la serietà, la competenza e la generosità che la distinguevano, Rosanna dedicò ancora una volta le proprie energie a insegnare come prendersi cura degli altri, senza poter immaginare che, di lì a poco, la sua stessa vita sarebbe diventata così fragile.
Quell’ultima lezione assume oggi un significato ancora più profondo.
Racchiude l’essenza di Rosanna: una donna che, fino a quando le è stato possibile, ha continuato a mettere le proprie conoscenze al servizio della vita.
Insegnava agli altri come proteggere una vita, senza sapere che presto avrebbe dovuto lottare per la propria.
Quando arrivò il buio della malattia, il legame con Feltre acquistò un valore nuovo e ancora più profondo.
Fu proprio grazie a un contatto nato in questa terra che Rosanna e Gianni arrivarono al Professor Zambon dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, il medico che per primo riuscì a dare un nome al loro calvario.
In un momento dominato dall’incertezza e dalla paura, incontrarono competenza, attenzione e umanità.
Quel contatto rappresentò un aiuto concreto nel tentativo di comprendere ciò che stava accadendo e di trovare una strada da percorrere.
Feltre, ancora una volta, non fu soltanto il luogo dei ricordi felici. Divenne una rete di vicinanza, un ponte verso chi poteva offrire risposte e un sostegno nel momento del bisogno.
Mentre Rosanna e Gianni affrontavano la malattia, nella Cappellina della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù si accendeva una fiammella di speranza.
Settimana dopo settimana, molte persone si riunivano in questo luogo per pregare e invocare la guarigione di Rosanna.
Nel silenzio della Cappellina, familiari, amici e persone legate a lei affidavano al Signore la sua vita, la sua sofferenza e la speranza di chi le rimaneva accanto.
Quelle preghiere superavano la distanza e raggiungevano idealmente Rosanna e Gianni nei giorni della loro lotta.
Le vostre preghiere si sono alzate da queste panche come un profumo d’incenso, avvolgendo il suo soffrire e il mio sperare.
La guarigione tanto invocata non è arrivata nella forma terrena che tutti desideravano. Ma quelle preghiere non sono state vane.
Sono diventate presenza, affetto, comunione e sostegno. Hanno fatto sentire Rosanna e Gianni meno soli e hanno unito molte persone intorno a un’unica speranza.
Donare un ostensorio proprio a questa Cappellina significa restituire qualcosa al luogo nel quale tante persone hanno pregato per Rosanna.
È un gesto di riconoscenza verso una comunità che ha accompagnato la sua sofferenza e il dolore di Gianni con discrezione, affetto e fede.
Ma è anche un dono rivolto al futuro.
L’ostensorio custodirà ed esporrà l’Eucaristia durante i momenti di adorazione. Davanti ad esso altre persone potranno fermarsi, pregare, affidare una sofferenza, cercare conforto o ringraziare per una grazia ricevuta.
Un oggetto sacro donato nel nome di Rosanna continuerà così ad accompagnare la vita spirituale della comunità.
Non sarà destinato soltanto alla sua memoria. Come ogni autentico gesto compiuto nel suo nome, sarà messo al servizio di tutti.
Nel luogo in cui tante preghiere sono state elevate per lei, altre preghiere continueranno a salire attraverso il dono che porta il suo nome.
L’ostensorio unisce passato, presente e futuro.
Custodisce il ricordo degli anni felici trascorsi a Feltre, richiama una delle ultime lezioni tenute da Rosanna, testimonia la vicinanza ricevuta durante la malattia e continuerà ad accompagnare le preghiere della comunità.
È un segno di fede, gratitudine e amore.
Ogni volta che sarà collocato sull’altare, ricorderà silenziosamente una donna che aveva dedicato la propria vita alla cura e alla protezione degli altri.
E ricorderà che l’amore autentico, quando viene trasformato in dono, non rimane chiuso nel dolore: diventa luce, presenza e speranza per altre persone.
In memoria di Rosa Latorraca – Rosanna.
Per sempre insieme.
Iniziativa presso la Pubblica Assistenza Moliterno O.d.V.
La Pubblica Assistenza Moliterno O.d.V. occupa un posto fondamentale nella vita e nella storia di Rosanna.
È proprio in questa Associazione che, ancora giovanissima, ha iniziato il suo cammino nel volontariato e ha scoperto quella profonda vocazione alla cura, all’assistenza e al soccorso che avrebbe accompagnato tutta la sua esistenza.
Prima ancora di diventare infermiera, Rosanna aveva già scelto di stare accanto alle persone fragili, ai malati, agli anziani e a chiunque avesse bisogno di aiuto.
La Pubblica Assistenza Moliterno è stata la sua prima scuola di solidarietà: il luogo nel quale la sensibilità di una giovane ragazza si è trasformata in un impegno concreto e costante verso gli altri.
Rosanna partecipava con grande dedizione alle attività dell’Associazione.
Era costantemente impegnata sulle ambulanze durante i trasporti sanitari e garantiva la propria presenza nei servizi di assistenza e soccorso organizzati in occasione delle manifestazioni pubbliche.
Dietro ogni intervento non vedeva soltanto un compito da svolgere, ma una persona da accogliere, accompagnare, rassicurare e proteggere.
Affrontava ogni servizio con serietà, responsabilità e profondo rispetto. Non cercava riconoscimenti e non considerava il volontariato qualcosa di eccezionale: per Lei, aiutare chi aveva bisogno era il modo più naturale di vivere.
La sua dedizione, la costanza, l’amore, l’impegno e lo spirito di abnegazione rappresentavano un esempio per gli altri volontari e per i giovani che si avvicinavano all’Associazione.
Prima della divisa da infermiera, Rosanna aveva già indossato quella del volontariato. Prima della professione, aveva già scelto la cura.
L’esperienza vissuta nella Pubblica Assistenza Moliterno contribuì a orientare anche il futuro professionale di Rosanna.
Sulle ambulanze e nei servizi di assistenza comprese quanto fossero importanti la preparazione, la prontezza, la responsabilità e, soprattutto, l’umanità.
Da quella prima esperienza nacque e si consolidò il desiderio di diventare infermiera.
Negli anni successivi Rosanna trasformò quella vocazione in una professione sanitaria, senza mai abbandonare il volontariato. Continuò infatti a mettere le proprie competenze al servizio degli altri come volontaria, formatrice e operatrice nelle missioni umanitarie.
Tutto, però, aveva avuto inizio lì: nella sua Moliterno, accanto ai volontari della Pubblica Assistenza e alle persone che avevano bisogno di essere trasportate, assistite o soccorse.
La Pubblica Assistenza Moliterno O.d.V. ha voluto custodire e onorare la memoria di Rosanna realizzando e fornendo una targa dedicata a Lei, collocata nella sede dell’Associazione.
La targa rappresenta un gesto di affetto e riconoscenza verso una volontaria che, fin da giovanissima, aveva donato tempo, energie e passione alle attività di assistenza e soccorso.
Il suo volto e il suo nome sono tornati simbolicamente nel luogo in cui aveva mosso i primi passi nel volontariato.
Non si tratta soltanto di un ricordo commemorativo. La targa riconosce il valore della sua dedizione e affida il suo esempio ai volontari di oggi e di domani.
Ricorderà a chiunque entrerà nella sede che dietro ogni servizio esiste una persona da ascoltare, aiutare e proteggere e che anche un singolo turno di volontariato può diventare un autentico gesto d’amore.
In questa sede Rosanna ha imparato a soccorrere. Da questa sede il suo esempio continuerà a insegnare il valore del servizio.
Accanto al dono della targa da parte dell’Associazione, Gianni, marito di Rosanna, ha voluto compiere un gesto concreto in favore della Pubblica Assistenza Moliterno O.d.V..
In memoria della moglie ha donato all’Associazione presidi e materiali sanitari destinati alle attività di assistenza e soccorso:
La scelta di questi strumenti nasce dalla volontà di rispondere a bisogni reali e di mettere a disposizione dei volontari attrezzature utili nello svolgimento quotidiano dei servizi.
Le carrozzine e i deambulatori potranno aiutare persone con difficoltà motorie. Gli zaini e le borse consentiranno di organizzare e trasportare il materiale necessario negli interventi. I saturimetri e i misuratori di pressione contribuiranno al controllo dei principali parametri vitali.
Ogni presidio donato potrà diventare, nel momento del bisogno, uno strumento di assistenza, sicurezza e vicinanza.
Questa iniziativa unisce due gesti distinti e complementari:
La targa custodisce la storia e l’esempio di Rosanna. I presidi permettono invece all’Associazione di continuare ad assistere concretamente le persone della comunità.
È questo il modo più autentico per ricordarla: non fermarsi alla commemorazione, ma trasformare il suo nome in nuove possibilità di aiuto.
Rosanna ha dedicato tempo ed energie alle persone trasportate sulle ambulanze, assistite durante le manifestazioni pubbliche o incontrate nei momenti di fragilità.
Oggi continuerà idealmente a essere presente ogni volta che una carrozzina aiuterà una persona a muoversi, un deambulatore le offrirà maggiore sicurezza o uno strumento sanitario consentirà a un volontario di prestare assistenza con più efficacia.
Gli strumenti sono stati donati alla Pubblica Assistenza, ma il bene che produrranno appartiene all’intera comunità.
La targa e i presidi sanitari sono stati presentati presso la sede della Pubblica Assistenza Moliterno il 5 luglio 2026, nel giorno in cui Rosanna avrebbe compiuto cinquant’anni.
La scelta di questa data ha reso l’iniziativa ancora più significativa.
Nel giorno del suo compleanno, Rosanna è tornata simbolicamente nel luogo in cui aveva iniziato a servire gli altri: non soltanto attraverso il ricordo, ma attraverso nuovi strumenti destinati ad assistere chi ha bisogno.
La sua comunità ha ricordato una giovane volontaria di Moliterno diventata infermiera, formatrice e operatrice umanitaria, senza mai dimenticare le proprie radici e l’Associazione nella quale aveva imparato il valore del soccorso.
La memoria di Rosanna custodita nella sede della Pubblica Assistenza vuole essere anche un invito rivolto alle nuove generazioni.
Il volontariato può cambiare la vita di chi riceve aiuto, ma anche quella di chi sceglie di donare il proprio tempo.
Rosanna ne è stata una testimonianza autentica.
Da giovane volontaria sulle ambulanze ha costruito il percorso che l’avrebbe portata a dedicare l’intera vita alla cura, alla formazione e alle missioni umanitarie.
Il suo esempio continuerà a ricordare che non bisogna possedere grandi mezzi per fare la differenza. Si può cominciare con una presenza, un turno, una mano tesa e la decisione di non voltarsi dall’altra parte.
In memoria di Rosa Latorraca – Rosanna. Volontaria per scelta, infermiera per vocazione, esempio di amore e servizio.
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Con Rosanna, nel nome di Rosanna e per Rosanna
Nel giugno 2026 Gianni ha intrapreso una missione umanitaria in Ucraina per continuare il cammino che Rosanna aveva iniziato e che avrebbe desiderato proseguire.
Anche durante la malattia, quando le sue forze erano ormai gravemente compromesse, Rosanna continuava a pensare ai bambini incontrati nelle precedenti missioni. Negli ultimi giorni della sua vita aveva espresso il desiderio di tornare in Ucraina, tra quei bambini segnati dalla guerra ai quali aveva già portato assistenza, vicinanza e amore.
La malattia non le ha permesso di mantenere personalmente quella promessa.
Gianni ha però scelto di raccoglierla e farla propria, trasformando il dolore dell’assenza in una nuova presenza concreta.
La missione è nata inizialmente come un’iniziativa privata: un gesto d’amore compiuto per continuare ciò che Rosanna avrebbe voluto fare.
Con Rosanna, nel nome di Rosanna e per Rosanna.
Con il sostegno degli amici volontari, il Mercedes Vito di Gianni è stato caricato con aiuti umanitari e generi di prima necessità destinati ai bambini e alle persone più fragili.
Quello stesso mezzo che aveva accompagnato tanti momenti della vita di Gianni e Rosanna è diventato ancora una volta uno strumento di solidarietà.
Gianni e il collega Roberto Agostini sono quindi partiti verso l’Ucraina, portando con loro non soltanto beni materiali, ma anche il ricordo, il coraggio e la missione di Rosanna.
Ogni scatola caricata, ogni chilometro percorso e ogni difficoltà affrontata avevano una ragione precisa: arrivare fino a quei bambini e far sentire loro che, nonostante la guerra e la distanza, qualcuno continuava a pensare alle loro vite.
Il principale obiettivo della missione era raggiungere l’Orfanotrofio di Rokytne.
La struttura accoglie bambini orfani e minori provenienti da famiglie che attraversano condizioni di gravissimo disagio psicologico e sociale.
Sono bambini che hanno conosciuto troppo presto l’abbandono, la paura, la precarietà e le conseguenze della guerra. Bambini ai quali la vita ha chiesto di affrontare prove che nessuna infanzia dovrebbe conoscere.
Raggiungerli significava consegnare gli aiuti raccolti, conoscere direttamente i loro bisogni e costruire le basi per interventi futuri più strutturati.
Ma significava anche portare loro qualcosa che non può essere contenuto in nessun pacco: la vicinanza umana.
La missione non portava soltanto ciò che serviva per vivere. Portava il messaggio che quei bambini non erano stati dimenticati.
Rosanna aveva già raggiunto l’Ucraina durante le proprie missioni umanitarie.
Aveva incontrato famiglie, malati e bambini costretti a vivere sotto la minaccia della guerra. Aveva offerto le proprie competenze di infermiera e formatrice, ma soprattutto la dolcezza e l’umanità con le quali sapeva avvicinarsi alle persone più fragili.
Il desiderio di tornare fra quei bambini era rimasto vivo dentro di lei anche durante la malattia.
Gianni ha sentito che quella volontà non poteva andare perduta.
Partire ha significato continuare un dialogo e mantenere una promessa. Rosanna non era fisicamente seduta accanto a lui, ma era presente nelle ragioni del viaggio, negli aiuti trasportati e in ogni incontro vissuto lungo il cammino.
Quella missione non è stata compiuta soltanto in sua memoria.
È stata compiuta con lei.
Il viaggio ha richiesto oltre trentasei ore sia all’andata sia al ritorno, affrontate con pochissime interruzioni e alternandosi alla guida.
Gianni e Roberto hanno attraversato territori complessi e aree dell’Ucraina esposte a un rischio elevato, in una fase caratterizzata da continui bombardamenti e fortemente sconsigliata per gli spostamenti.
Alla stanchezza fisica si aggiungevano la tensione, l’incertezza e la consapevolezza di entrare in un Paese ancora ferito dalla guerra.
La scelta di partire non è nata dall’incoscienza, ma dalla convinzione che la solidarietà acquisti il proprio significato più profondo proprio quando riesce a superare la paura e la distanza.
Ogni chilometro percorso ricordava a Gianni perché si trovasse lì: continuare l’impegno di Rosanna e raggiungere persone che avevano bisogno di un aiuto concreto.
La strada era lunga, la paura reale e il rischio presente. Ma l’amore è stato più forte di ogni ostacolo.
La consegna degli aiuti all’Orfanotrofio di Rokytne rappresentava soltanto una parte della missione.
Un secondo obiettivo, altrettanto importante, era avviare e formalizzare accordi istituzionali capaci di trasformare un singolo intervento in una collaborazione continuativa.
Durante il viaggio sono stati quindi promossi incontri e accordi finalizzati alla realizzazione di progetti in favore dell’infanzia ucraina martoriata dalla guerra.
L’intento è quello di costruire interventi seri e duraturi nei settori della protezione, dell’assistenza, dell’istruzione, del sostegno psicologico e dell’accoglienza dei bambini più fragili.
La missione ha così unito due dimensioni:
Dalla volontà personale di mantenere una promessa è nato un percorso capace di guardare lontano.
Questa missione non può essere raccontata soltanto attraverso i chilometri percorsi, gli aiuti consegnati o gli accordi raggiunti.
È stata prima di tutto una missione d’amore.
L’amore di Rosanna per i bambini e per le persone più fragili.
L’amore di Gianni, che ha scelto di non lasciare incompiuto il desiderio della moglie.
L’amore degli amici volontari che hanno contribuito alla raccolta e alla preparazione degli aiuti.
L’amore di chi, pur conoscendo i rischi e le difficoltà, ha deciso di partire e di esserci.
Rosanna desiderava tornare in Ucraina. Attraverso Gianni, Roberto e la Fondazione, quel desiderio ha raggiunto la propria destinazione.
Lei non ha potuto compiere nuovamente quel viaggio con il proprio corpo, ma il suo cuore è arrivato fino a Rokytne.
Oltre trentasei ore di viaggio all’andata. Altrettante per tornare.
Strade difficili, stanchezza, paura e territori continuamente minacciati dai bombardamenti non hanno fermato la missione.
Il coraggio e l’amore hanno vinto sulla distanza, sulla fatica e su ogni ostacolo.
Gli aiuti sono arrivati. I bambini sono stati raggiunti. Le relazioni sono state costruite e gli accordi hanno aperto la strada a nuovi progetti.
Quello che era nato come un desiderio di Rosanna è diventato un impegno concreto destinato a continuare.
Ogni bambino aiutato, ogni progetto realizzato e ogni nuova presenza in Ucraina continueranno a parlare di lei.
Rosanna aveva scelto di andare dove c’era più bisogno. Gianni ha scelto di continuare sulla stessa strada.
Non per sostituirsi a lei, ma per camminare ancora insieme a lei.
Con Rosanna.
Nel nome di Rosanna.
Per Rosanna.
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Testo in arrivo dal fondatore.
Testo in arrivo dal fondatore.
Testo in arrivo dal fondatore.
Un dono di Rosanna ai bambini dell’Ucraina
Nell’Orfanotrofio di Rokytne, in Ucraina, le vecchie porte interne erano ormai profondamente deteriorate.
Il legno consumato, le superfici danneggiate e le parti rovinate dal tempo non garantivano più condizioni adeguate di sicurezza e decoro. Per i bambini accolti nella struttura, quelle porte rappresentavano un elemento quotidiano di disagio e un possibile pericolo.
Grazie alla donazione promossa da Gianni e dalla Fondazione Rosanna for Children, le vecchie porte sono state rimosse e sostituite con porte nuove, solide, funzionali e luminose.
Non si è trattato soltanto di un intervento materiale.
È stato un dono di Rosanna, arrivato fino ai bambini di Rokytne attraverso l’amore di Gianni e l’impegno della Fondazione che porta il suo nome.
Dove prima c’erano porte rovinate e pericolose, oggi ci sono sicurezza, dignità e una nuova speranza.
Ogni bambino dovrebbe poter crescere in un ambiente sicuro, accogliente e dignitoso.
Una porta può sembrare un elemento semplice, quasi invisibile nella vita quotidiana. Ma in una struttura che accoglie bambini rappresenta protezione, riservatezza, sicurezza e cura.
Le porte vecchie dell’Orfanotrofio di Rokytne mostravano chiaramente i segni del tempo e dell’usura. Alcune parti erano fatiscenti e non più adatte agli spazi frequentati quotidianamente dai bambini.
La loro sostituzione era quindi una necessità concreta.
Le nuove porte hanno migliorato gli ambienti della struttura, rendendoli più sicuri, ordinati e accoglienti. Ogni stanza ha ricevuto non soltanto un nuovo ingresso, ma anche un segno di attenzione verso chi vi abita.
La solidarietà non si misura soltanto attraverso i grandi progetti.
Spesso nasce dalla capacità di osservare un bisogno preciso e scegliere di intervenire.
In questo caso, il bisogno era evidente: eliminare delle strutture ormai deteriorate e sostituirle con porte capaci di proteggere i bambini e accompagnare la loro vita quotidiana.
La Fondazione ha scelto di rispondere in modo diretto e concreto.
Il risultato è visibile nelle immagini: alle vecchie porte rovinate si sono sostituite nuove porte bianche, pulite e funzionali, capaci di restituire agli ambienti maggiore luce, sicurezza e dignità.
Prendersi cura dei bambini significa anche prendersi cura dei luoghi nei quali dormono, studiano, giocano e cercano di costruire il proprio futuro.
L’Ucraina occupava un posto speciale nel cuore e nell’impegno umanitario di Rosanna.
Durante la sua vita aveva scelto di raggiungere personalmente le popolazioni colpite dalla guerra, portando assistenza, competenza sanitaria e vicinanza umana.
Aveva incontrato famiglie, persone fragili e bambini costretti a vivere nella paura e nell’incertezza. Di fronte alla loro sofferenza non aveva voltato lo sguardo: aveva deciso di esserci.
La donazione all’Orfanotrofio di Rokytne continua idealmente quel cammino.
Rosanna non ha potuto vedere queste nuove porte con i propri occhi, ma il suo amore per i bambini e per il popolo ucraino è presente in ognuna di esse.
Attraverso Gianni e la Fondazione, la sua mano continua simbolicamente a raggiungere i luoghi nei quali esistono fragilità e bisogno.
Ogni porta possiede un significato.
Può separare, ma può anche proteggere.
Può chiudere fuori il pericolo e custodire ciò che si trova all’interno.
Può aprirsi verso una stanza più sicura e, simbolicamente, verso un futuro migliore.
Per questo la donazione assume anche un valore profondo.
Le nuove porte dell’Orfanotrofio di Rokytne non sono soltanto elementi di arredo. Sono il segno concreto che quei bambini non sono stati dimenticati e che, anche da lontano, qualcuno ha pensato alla loro sicurezza e alla loro dignità.
Ogni volta che una di quelle porte verrà aperta, porterà con sé il nome di Rosanna e il messaggio della Fondazione:
Nessun bambino dovrebbe sentirsi solo. Nessun luogo destinato all’infanzia dovrebbe essere lasciato nell’abbandono.
Questa iniziativa rappresenta pienamente la missione della Fondazione Rosanna for Children: individuare bisogni concreti e trasformare le risorse disponibili in interventi utili e verificabili.
Gianni ha voluto che la donazione fosse compiuta nel nome di Rosanna, affinché la sua attenzione verso i bambini e il suo legame con l’Ucraina continuassero a vivere attraverso un’opera reale.
Le porte sono state donate materialmente all’Orfanotrofio, ma il loro significato va oltre.
Sono state donate da Rosanna attraverso l’amore di Gianni e l’azione della Fondazione.
Rosanna continua ad aprire porte: porte di protezione, solidarietà e speranza per chi ha più bisogno.
Luogo: Orfanotrofio di Rokytne, Ucraina
Intervento: sostituzione delle vecchie porte deteriorate e pericolose
Donazione: nuove porte interne, complete di installazione
Promotori: Gianni e Fondazione Rosanna for Children
Finalità: migliorare la sicurezza, la funzionalità e la dignità degli ambienti destinati ai bambini
Dedicato a: Rosa Latorraca – Rosanna
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Testo in arrivo dal fondatore.
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